Dichiarazione degli autori

Si tratta di un racconto di formazione che segue il protagonista attraverso l'adolescenza  e l'età adulta. Una storia universale, una battaglia dai toni romantici tra il bene e il male che vuole conservare l'estro dei personaggi ben descritti nel libro di Sebastiano Vassalli.

In una cornice settecentesca prende vita una ricostruzione di fantasia che libera visioni attraverso gli occhi dei sui bizzarri protagonisti. Un’ ambientazione in costume che si rifà all'iconografia pittorica dell'epoca fa da sfondo ad un dramma che si consuma in un periodo storico invaso da incertezze e dove gli echi dei lumi rivoluzionari arrivavano flebili ma con drastiche conseguenze per i valligiani.

Il tema affrontato è quello della follia, qui complice la polenta, che poco per volta si impossessa del protagonista lasciandolo solo nella vita come nella scena.

Ricerca e sopralluoghi

Una Valle poco illuminata dalla luce diretta del sole che trova nei coni d'ombra delle montagne la migliore ambientazione per questa storia.

Con l'intento di suscitare interesse sull'ambiente narrato e sulla vera storia di Mattio Lovat, abbiamo realizzato delle brevi interviste.

#01 Gigi Lovat

Originario di Casal, è un diretto discendente della famiglia di Mattio.

Con grande spontaneità e freschezza, racconta qualche scorcio della sua vita e le innumerevoli letture del romanzo che suscitano in lui la nostalgia del passato. 

#02 Graziano Panciera

Le pagine del romanzo si legano a sentimenti di appartenenza e di forte identità presenti ancora nella Val di Zoldo, anche se gli orizzonti sembrano limitati si coglie un senso di libertà originaria e primordiale.

#03 Romano Gamba

Il suo amore per la Val di Zoldo è testimoniato anche dalle sue ricerche storiche approfondite che riportano alla luce, dall'oscurità del tempo, episodi sconosciuti o dimenticati.  “Due generazioni, al massimo tre, e si perde la memoria”.

Intervista a Mario Galzigna

Mario Galzigna, membro del comitato scientifico della fondazione San Servolo a Venezia, ci racconta com' era strutturato il manicomio negli anni in cui Mattio Lovat venne ricoverato.

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