La storia del libro

Marco e Mattio è la storia del ciabattino Mattio Lovat, nato a Casal di Zoldo il 12 settembre 1762 e morto nel manicomio di

San Servolo a Venezia l'8 aprile del 1806, dopo il tentativo fallito di crocifiggersi. Mattio passa la sua adolescenza fra le montagne e ben presto il suo destino s’intreccia con l’inquietante figura dell’ebreo errante, impersonata dal malvagio Marco, che in momenti diversi incontrerà nei panni di un prete, di uno strozzino, di un avvocato e, alla fine, di un pazzo rinchiuso insieme a lui a San Servolo.

Nella Valle di Zoldo, popolata da ignoranti e remissivi montanari, si staglia Mattio, come una delle vette che incorniciano la valle. Un eroe stravagante che il cibarsi solo di polenta e di superstizioni religiose, lo conduce alla follia, sacrificandosi nella convinzione di essere il nuovo Cristo.

La trama del film

Molti sono i personaggi che ruotano attorno al mondo di Mattio fin dalla sua adolescenza, ma ce ne sono alcuni che sconvolgeranno la sua vita.

La sceneggiatura si articola in cinque capitoli, ognuno rappresenta un aspetto della vita del protagonista. Il primo capitolo è dedicato a Markus, uomo del rinascimento e machiavellico nel senso deteriore del termine: intrigante, astuto, traditore e senza senso dell'onore. Appare agli occhi dei valligiani come un uomo avvolto nel mistero ma suscita fin da subito la curiosità del giovane Mattio, disposto a seguirlo su al “bosco nero” che fa paura perfino agli zoldani. Le passeggiate tra i boschi sono per il ragazzo occasione di conoscenza: Markus rappresenta per Mattio una via di fuga, un’ alternativa ad un destino già segnato. Tuttavia Mattio subisce il fascino del forestiero trascurandone la sua natura malvagia con conseguenze drammatiche: l’omicidio di Rosellina Fulcis.

Nel secondo capitolo compare Carlino, il mulo, a rappresentare il destino ineluttabile di Mattio, quello dell'aggiusta scarpe di montagna. In compagnia del padre i tre andranno incontro alla loro disgrazia. La morte di Carlino manderà in miseria la famiglia Lovat. Con la partenza per Venezia del padre in cerca di lavoro, Mattio diventa suo malgrado uomo di casa.

Il terzo capitolo della sua vita è dedicato a Lucia e Michele. Mattio non è attratto dalle donne e quando una ragazza del villaggio gli si dichiara apertamente sembra non accorgersene. E quando, poco dopo, scoprirà l'amore vero, questo lo travolgerà: alla baita del bosconero, in un paesaggio incontaminato, si abbandona agli impulsi con un altro uomo.

Mattio scopre la sua omosessualità, vorrebbe reprimerla, ma questa rimane nel suo inconscio e lo tormenta anche nei sogni. L'esperienza con Michiele lo scuote a tal punto da non riuscire a perdonarsi fino a quando non confessa a Don Tomaso, il peccato di sodomia.

Il quarto capitolo è quello del cambiamento: Don Tomaso. Ovvero l'età adulta. Mattio ha capito da che parte stare del mondo: dalla parte dei poveri e dei bisognosi. In questo capitolo spicca la figura di Don Tomaso, il suo mentore, frate castrato dalla voce angelica, che rappresenta, con il suo fervore, l'estremismo della Chiesa impaurita dall'avanzata del progresso e dalla laicità. La testa di Mattio è infarcita di letture sacre e dai monologhi del prete, il quale lo spinge alla redenzione. É il momento del sacrificio, Mattio vuole lasciarsi alle spalle tutto ciò che è materiale per elevarsi al di sopra di un popolo peccatore e per nulla riconoscente.

Gesù Cristo, il quinto capitolo: l’epilogo di una vita di un uomo di 44 anni troppo sensibile, forse, per resistere ad un mondo dominato dal male, dalla tentazione, e dalla malinconia.

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